Castello di Pizzo

F.Martorano data l’inizio della costruzione aragonese del Castello di Pizzo, per volere di re Ferdinando I,  nel 1488 e il suo completamento nel 1492.

Dai documenti studiati, la ricercatrice reggina, deduce che il Castello di Pizzo non venne costruito con l’intento di difendere la costa dai pirati turchi,bensì per la predominante preoccupazione di presidiare un territorio il cui feudatario, Carlo  Sanseverino, si era ribellato al re partecipando alla II Congiura dei Baroni e insediarvi al suo posto un ufficiale fedele alla corona.

Lavori di piccola entità vennero svolti anche successivamente nel 1494-95 quando venne effettuata una verifica di tutte le fortificazioni del regno per essere in grado di affrontare l’imminente scontro con CarloVIII.

La costruzione di questo castello va collegata storicamente a quella dei castelli di Belvedere,Corigliano,Castrovillari,eretti o ampliati dopo le congiure dei Baroni. Per quanto riguarda la presenza di un’antica torre angioina, non è da escludere, dice sempre la Martorano, che sia veramente esistita e, che, ridotta in altezza sia stata completamente inglobata alla fine del  ‘400 nelle strutture della nuova fortezza.

     Il castello è costituito da un corpo compatto quadrangolare a cui sono aggiunte due larghe torri rotonde scarpate.

All’esterno gli unici elementi decorativi sono: il redondone in pietra che lo recinge completamente segnando il passaggio tra la base  scarpa e il corpo superiore, ed il cordone con le mensole litiche sagomate superstiti nella torre Nord-Ovest, gli archetti sono del tutto scomparsi.

Il portone d’accesso, con ponte levatoio, è ornato da una semplice mostra di conci di pietra calcarea, con l’incasso dell’iscrizione scomparsa, sostituita da una moderna dedicata al re Gioacchino Murat.

Sulla chiave di volta del portale è attualmente collocato lo stemma marmoreo di casa Infantado , che alla fine dell’ 800 si trovava sulla parete orientale del castello.

All’interno sono ricavati tre piani, due corrispondenti alla struttura scarpata ed uno sovrastante il redondone.

Le torri sono quasi del tutto piene, tranne stretti cunicoli che conducono alle piccole aperture quadrate e ai fori delle archibugiere.

Nel corpo trapezoidale sono realizzati, lungo tutto il perimetro,cinque ambienti con aperture verso il mare e la cittadina che costituivano le prigioni cinque-seicentesche.

Il piano inferiore attualmente non è praticabile, ma anche in esso deve esistere qualche piccolo ambiente o corridoio privo di aperture verso l’esterno.

Per il terremoto del 1783, che distrusse quasi completamente la cittadina, la fortezza subì danni nelle camere superiori, che nel 1790 furono rifatte. Durante l’occupazione francese venne aggiunta una batteria a mare, costituita da una piattaforma detta la Monacella, che poteva tirare al largo a difesa della spiaggia.

Il  Castello, famoso per essere stato prigione e luogo di esecuzione del re Gioacchino Murat, divenne meta di diversi viaggiatori dell’ ‘800,fu ceduto1884 dal Demanio al Comune,con l’impegno di  rispettare i luoghi costituenti la prigione di Gioacchino Murat e di sottoporre i progetti dei lavori da eseguire all’esame del Ministero della Pubblica Istruzione.

L’edificio venne acquistato dal Comune che, contrariamente agli impegni presi ne stravolse completamente l’uso.

Nel castello infatti, alcuni ambienti furono destinati ad aule scolastiche,altri, nei sotterranei, a canili,sopra la torre nord venne eretto un osservatorio che nascondeva i pilastri antichi per l’alzabandiera,il fossato venne trasformato in una strada comunale e furono eretti quasi a ridosso delle torri rotonde, pilastri di sostegno ad un viadotto che doveva condurre alla piazza del commercio.

Abbandonata l’idea di costruire il viadotto per l’ingente somma necessaria, il Comune affittò il suolo esterno tra le due torri rotonde ad un privato che vi costruì una stalla,provocando un  dibattito  acceso per il mancato rispetto ai luoghi murattiani.La disputa si concluse nel 1892 quando il castello venne dichiarato monumento nazionale. Si pensò ad una sistemazione  museale e venne redatto un progetto.

 Il sopraggiunto terremoto del 1908 che provocò nuovi danni interruppe tutte le iniziative. Nel 1934 si segnalavano crolli dalla torre rotonda, nel 1945 la Soprintendenza ai monumenti intervenne abbattendo alcuni ambienti del piano superiore.

Oggi il castello si mostra con la sua mole compatta quadrangolare,serrata dalle due massicce torri rotonde verso la cittadina e con il corpo trapezoidale a picco sul mare, E dismessa qualsiasi funzione,resta in attesa di un restauro rispettoso delle sue strutture e della sua storia.

 

 

 

 

 

 

 


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