Castello
di Pizzo
F.Martorano data l’inizio della costruzione aragonese del Castello di Pizzo, per volere di re Ferdinando I, nel 1488 e il suo completamento nel 1492. Dai documenti
studiati, la ricercatrice reggina, deduce che il Castello di Pizzo non venne
costruito con l’intento di difendere la costa dai pirati turchi,bensì per la
predominante preoccupazione di presidiare un territorio il cui feudatario, Carlo
Sanseverino, si era ribellato al re partecipando alla II Congiura dei
Baroni e insediarvi al suo posto un ufficiale fedele alla corona.
La costruzione di
questo castello va collegata storicamente a quella dei castelli di Belvedere,Corigliano,Castrovillari,eretti
o ampliati dopo le congiure dei Baroni. Per quanto riguarda la presenza di
un’antica torre angioina, non è da escludere, dice sempre la Martorano, che
sia veramente esistita e, che, ridotta in altezza sia stata completamente
inglobata alla fine del ‘400
nelle strutture della nuova fortezza. Il castello è costituito da un corpo
compatto quadrangolare a cui sono aggiunte due larghe torri rotonde scarpate. All’esterno
gli unici elementi decorativi sono: il redondone in pietra che lo recinge
completamente segnando il passaggio tra la base
scarpa e il corpo superiore, ed il cordone con le mensole litiche
sagomate superstiti nella torre Nord-Ovest, gli archetti sono del tutto
scomparsi. Il portone
d’accesso, con ponte levatoio, è ornato da una semplice mostra di conci di
pietra calcarea, con l’incasso dell’iscrizione scomparsa, sostituita da una
moderna dedicata al re Gioacchino Murat. Sulla
chiave di volta del portale è attualmente collocato lo stemma marmoreo di casa
Infantado , che alla fine dell’ 800 si trovava sulla parete orientale del
castello. All’interno
sono ricavati tre piani, due corrispondenti alla struttura scarpata ed uno
sovrastante il redondone. Le torri sono quasi del tutto piene, tranne stretti cunicoli che conducono alle piccole aperture quadrate e ai fori delle archibugiere. Nel corpo
trapezoidale sono realizzati, lungo tutto il perimetro,cinque ambienti con
aperture verso il mare e la cittadina che costituivano le prigioni
cinque-seicentesche. Il piano
inferiore attualmente non è praticabile, ma anche in esso deve esistere qualche
piccolo ambiente o corridoio privo di aperture verso l’esterno. Per
il terremoto del 1783, che distrusse quasi completamente la cittadina, la
fortezza subì danni nelle camere superiori, che nel 1790 furono rifatte.
Durante l’occupazione francese venne aggiunta una batteria a mare, costituita
da una piattaforma detta la Monacella, che poteva tirare al largo a difesa della
spiaggia. Il
Castello, famoso per essere stato prigione e luogo di esecuzione del re
Gioacchino Murat, divenne meta di diversi viaggiatori dell’ ‘800,fu
ceduto1884 dal Demanio al Comune,con l’impegno di
rispettare i luoghi costituenti la prigione di Gioacchino Murat e di
sottoporre i progetti dei lavori da eseguire all’esame del Ministero della
Pubblica Istruzione. L’edificio
venne acquistato dal Comune che, contrariamente agli impegni presi ne stravolse
completamente l’uso. Nel
castello infatti, alcuni ambienti furono destinati ad aule scolastiche,altri,
nei sotterranei, a canili,sopra la torre nord venne eretto un osservatorio che
nascondeva i pilastri antichi per l’alzabandiera,il fossato venne trasformato
in una strada comunale e furono eretti quasi a ridosso delle torri rotonde,
pilastri di sostegno ad un viadotto che doveva condurre alla piazza del
commercio. Abbandonata
l’idea di costruire il viadotto per l’ingente somma necessaria, il Comune
affittò il suolo esterno tra le due torri rotonde ad un privato che vi costruì
una stalla,provocando un dibattito
acceso per il mancato rispetto ai luoghi murattiani.La disputa si
concluse nel 1892 quando il castello venne dichiarato monumento nazionale. Si
pensò ad una sistemazione museale e venne redatto un progetto.
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