Il Castello di Reggio

 

  L'attuale castello di Reggio Calabria costituito da due torri cilindriche aragonesi unite da un corpo rettangolare di origine medievale è solo quel che rimane dell'originaria struttura che affonda la memoria all'epoca delle invasioni di Totila e di Odoacre. La prima notizia sicura della sua esistenza risale all'epoca di Basilio II, nel 1027 divenne sede della corte normanna, fu quindi occupato dagli Svevi con Manfredi. Dopo la morte di Corradino di Svevia il Castello passa alternativamente, agli Angioini e agli Aragonesi di Sicilia. Nel 1283 prende trionfalmente possesso Pietro d'Aragona, accolto con grandi feste dai reggini.

    Nel 1327 Roberto d’Angiò e, nel 1381 Giovanna I fecero restaurare il castello sede dei duchi di Calabria, saranno poi castellani e capitani alcuni membri della nobile famiglia dei Pagani.

    Nel 1443 il castello è possesso feudale di Alfonso di Cardona divenuto conte di Reggio.

Ferdinando d'Aragona nel 1458 fece aggiungere le due poderose torri cilindriche, fece costruire il fossato, un acquedotto e fece aggiungere un revellino, cioè un torrione a mandorla sul lato orientale. Autore di queste modifiche fu Baccio Pontelli discepolo Di Francesco di Giorgio Martini uno dei più grandi architetti del tempo, al Pontelli successe il Marchesi e poi G.Giacomo d’Acaia.

         Nel 1495 fu occupato dai francesi di Carlo VIII e dopo tre giorni rioccupato per tradimento dagli Aragonesi.

         Sotto la dominazione spagnola, nel1519, incominciarono le scorrerie dei Turchi, guidati dal pirata Horuk detto Barbanera, che sbarcati a Reggio non trovarono resistenza da parte dei reggini perché, spinti dalla paura, si rifugiarono tra le mura del castello che garantì loro una buona difesa anche perché le truppe spagnole che erano rimaste dentro riuscirono  a respingere i Turchi. Questo fu un brutto periodo per la città di Reggio che fu distrutta e saccheggiata. Nel 1533, un’altra armata, guidata da Kair-ad-din detto Barbarossa, tentò di sbarcare a Reggio,  non ci riuscì perché la città era ben difesa, ma desistette dall’impresa perché avrebbe potuto scontrarsi con    Carlo V che, infatti, al ritorno da Tunisi, sbarcò a Reggio e, notando gli effetti delle devastazioni turche, diede il compito al viceré Pietro di Toledo di restaurare il castello e di fortificare la città. Nonostante queste fortificazioni, i Turchi continuarono ad attaccarla e nel 1543 fu espugnata, in quell’occasione, numerosi cittadini cercarono rifugio nel castello ma il castellano Diego Di Gaetano non lo concesse. Quando i Turchi giunsero li fecero prigionieri e più tardi la stessa sorte toccò al castellano. Quest’ultimo fu poi lasciato libero con la sua famiglia, ma Babarossa trattenne la figlia Flavia e la portò con sé a Costantinopoli.

Il viceré P. di Toledo, temendo altre incursioni fece costruire altre fortificazioni.



Gli attacchi turchi continuarono; nel 1552 fu la volta di Dragut che saccheggiò e incendiò la città, nel 1558 di Mustafà,  che, avendo però trovato resistenza, si scatenò contro le terre vicine.

Altro attacco brutale da parte dei Turchi avvenne con il rinnegato messinese soprannominato Cicala, ammiraglio dell’imperatore ottomano Amurat III il quale gli aveva ordinato di saccheggiare e distruggere tutte le terre e le città marinare che incontrava lungo il suo percorso partendo da Costantinopoli. Sbarcò a Reggio nel 1584 appiccò il fuoco agli edifici, profanò chiese e cimiteri per cercare l’oro che i reggini avevano nascosto. Un’altra incursione fu fatta nel 1598 ma con esito negativo poiché Reggio questa volta era ben difesa. Nuovamente nel 1602 si accingeva a conquistare la città con la complicità di un traditore, “il nano” che avrebbe dovuto aprire le porte del castello per permettere l’accesso ai nemici. Il piano fallì perché il castellano si accorse del tradimento ed il “nano” fu impiccato. Cicala tentò ugualmente di prendere Reggio ma i reggini anche se in minor numero combatterono valorosamente e, il Cicala radunati i suoi uomini abbandonò la città, ma non desistette dall’assalto. Il governatore gli schierò contro una buona parte della guarnigione cui si unirono molti volontari cittadini. Il combattimento avvenne presso il ponte Sant’Agata e fu fatta grande strage, i Reggini temendo d’essere sopraffatti, si ritirarono dentro le mura della città, ma i Turchi desistettero dall’assediarla. Questa,  fu la loro ultima loro invasione.

      Dal 1648 al 1652, il castello "ospitò" un prigioniero di riguardo lo scienziato e rivoluzionario reggino Antonio Oliva membro della Galileiana accademia del Cimento.

       Passò quindi agli Austriaci e ai Borboni che lo ristrutturarono e vi rinchiusero prigionieri politici; fu rioccupato dai francesi e, nel 1847 fu occupato dagli insorti antiborbonici e, nel 1860, dopo una breve battaglia dai  Garibaldini; fu poi adattato a caserma.

        Fino agli anni '70 di questo secolo ha ospitato l'Osservatorio Geofisico della città.

    


















 

La pianta  del castello di Reggio del 1847  riportata su “Calabria Sconosciuta” n.42, 1988 ci permette di conoscere com’era il castello prima delle modifiche apportate nel 1869 quando fu adattato a caserma.

Esso ha un impianto rettangolare su cui si impostano le torri a base circolare in contrapposto ai torrioni quadrati più antichi. E’ collegato ad una bassa cinta esterna che si collega al revellino e protegge la cinta vera e propria dal nucleo più antico che ospita le prigioni.

E’ circondato dal fossato e vi si accede mediante un ponte levatoio che introduce all’ingresso della cinta bassa. All’interno sono presenti il Maschio superiore e inferiore, il torrione meridionale ospita un vasto ambiente da cui si dipartono alcuni piccoli locali.

Per quanto riguarda il revellino esso è stato costruito in direzione est-ovest nel punto più esposto della fortificazione, là dove digradavano le colline del Salvatore che, con i trabucchi, le bombarde, i mezzi di offesa diffusi a partire dalla seconda metà del '400, diveniva facilmente attaccabile

           Il castello mantenne la configurazione di fine '400 per oltre tre secoli fino a quando ai primi dell’ottocento, ne iniziò l’abbandono e la decadenza in seguito alla parziale demolizione del 1807, e si iniziò a tollerare che i fossati fossero colmati.

           La trasformazione in caserma  avviene nel 1847     

 

 Il revellino viene ridotto e demolito volontariamente, il piano interno viene unificato ma si mantiene sostanzialmente intatto.

           Dopo l’entrata di Garibaldi a Reggio, l’ex barnabita Padre Giovazzi, arringando i cittadini nella piazza del Duomo, li consigliava di approfittare dell’occasione per abbattere il Castello. Questo era il desiderio di tutti, per il fatto che, dopo il 1848, il castello non servì più a difesa della Città, ma contro di essa, fu così che i cittadini chiesero la demolizione del forte al governatore Antonino Plutino il quale per calmare gli animi, la promise ma poi non ne fece nulla.

Questo desiderio era sempre vivo nella popolazione che vedeva nel  monumento una delle più tristi espressioni delle passate dominazioni e, ora, finita la sua funzione militare lo considerava un ostacolo allo sviluppo edilizio della città. Nel “ Piano di ingrandimento e sistemazione della Città” del 3 gennaio 1869, fu prevista la completa demolizione del Castello e furono tracciate nuove strade e piazze.

Nel I874, per l’attuazione del Piano regolatore, il Comune acquistò dal governo il Castello, per abbatterlo; ma la demolizione per quanto decisa non avvenne. Interviene a tal proposito il Ministro della Pubblica Istruzione che scrive al prefetto per chiedere che venga sospeso ogni atto e richiede il parere della Commissione Conservatrice dei monumenti sulla vicenda. Il sindaco D. Spanò Bolani chiede al prefetto la convocazione della Commissione di cui egli stesso fa parte e, nella seduta               del 4 gennaio 1887 si delibera: “….che il Castello di Reggio Calabria non ha importanza alcuna sotto il rapporto archeologico e artistico e quindi la demolizione di esso secondo le aspirazioni del Municipio dovrebbe essere acconsentita dal Ministero della Pubblica Istruzione”.

Il Ministero risponde con una lettera esemplare:

      Voler demolire il Castello di Reggio, sarebbe insana opera di barbarie che, se il concetto di cancellare ricordi politici ingrati…………….,molti dei più importanti edifici nazionali dovrebbero essere demoliti. Ma è segno, ormai dei tempi liberi e civili il rispettare i monumenti quali essi sono senza voler giudicare la storia che essi ricordano……”  

I pareri in seno alla commissione sono discordanti e, nonostante il sindaco insiste nell’idea della demolizione del Castello, la maggioranza, invece, approva la proposta dell’assessore Cuzzocrea che rileva l’importanza storica del monumento.

Dopo lunghe trattative tra il Ministero ed il Comune, la Commissione, l’8.1.1892, decide che la parte più antica del castello sia conservata perché costituisce un monumento storico e vi stabilisca un Museo Nazionale per raccogliere tutti i cimeli del Museo Comunale e aggiungere quelli che si vanno scoprendo nel territorio della Magna Grecia.

     Il grande cambiamento avviene dopo il 1908, come afferma la ricercatrice F. Martorano nel convegno sulle fortificazioni a Reggio del febbraio 2000, nel momento in cui c’è il terremoto e la città viene demolita per la seconda volta.

In realtà, il Castello dopo questo tragico avvenimento si manteneva intatto eccetto quei crolli sulle coperture, che riguardavano solo le strutture ottocentesche, le strutture medievali c’erano tutte, quindi si sarebbe potuto restaurare, Reggio o per meglio dire i suoi politici, fecero una scelta diversa,ci fu tutto un dibattito in cui prevalse il partito dei distruttori, questo per Reggio non fu che uno degli ultimi episodi di distruzione. Tutta la parte medievale del Castello così scomparve, si decise di mantenere i due torrioni quattrocenteschi. La scusa ufficiale fu che si volevano  dimenticare nella memoria collettiva i soprusi del governo borbonico, ma probabilmente il motivo vero  era che si volevano acquisire aree nuove edificabili e, così l’ultima traccia delle fortificazioni e della difesa di Reggio dopo il terremoto scomparve.

Con la distruzione del Castello, ma soprattutto del Revellino, scomparvero non solo secoli di storia ma anche la traccia di questa parte architettonica  che per i suoi elementi innovatori rendeva una piccola città periferica, anticipatrice di altre e ben più famose realizzazioni nei castelli di Senigallia, di Ostia,

     L’ultimo avvenimento, legato al Castello è del 1986, quando in seguito ad alcuni lavori di restauro con mezzi non idonei (ruspe, martelli pneumatici..) ne hanno fatto crollare un’altra parte. E’ il 7 maggio 1986 alle ore 11,10 un grande boato annunciava alla città il crollo di quella parte del castello su cui si stava lavorando.

          Così dopo 70 anni di meritato riposo del vecchio maniero, si realizzava l'antico sogno di una parte dei reggini di vederlo distrutto.

          Si è trattato di un crollo "annunciato", in quanto nel febbraio il Soprintendente ai beni ambientali chiedeva al sindaco l'interruzione dei lavori e subito dopo veniva deciso di vietare l'uso improprio di martelli pneumatici che con le loro vibrazioni avrebbero lesionato diversi strati della vecchia struttura.

          Le vicende che hanno interessato il castello di Reggio, come abbiamo visto, sono molto complesse. La storia nel corso dei secoli lo ha visto “protagonista” e “osservatore” attento di vicende, battaglie, assedi, tradimenti ed eventi naturali; a questi si è aggiunta la negligenza di alcuni uomini, anche politici, che hanno preferito la mutilazione del maniero a favore dell’ampliamento di zone edificabili, perciò tutta la vicenda denuncia superficialità e negligenza di chi, invece, avrebbe dovuto agire con maggiore perizia.

         E’ proprio di questi ultimi giorni il completamento dei lavori di restauro statico che hanno restituito il vecchio maniero allo splendore meritato e diventare meta dei cittadini e dei turisti, ospitando nei suoi locali, oltre che l’Osservatorio geofisico, mostre ed altre iniziative culturali.

 

 

  Castelli della Provincia di Reggio Calabria    Castelli in Calabria