I castelli di Amendolea e Bova
Amendolea sorge
tra le due fiumare di Condofuri e di Amendolea stessa. Qui la visuale è
molto ampia sia verso il mare che verso il retroterra dove si vede Bova.
Ambedue
i centri sorgono in quella fascia tra i 300 e i 1000 metri s.l.m. tra i pascoli
estivi e quelli invernali in modo da sfruttare al meglio le risorse agricole.
La
distanza di percorso tra i due centri è oggi notevolmente superiore rispetto al
passato poiché bisogna percorrere la Statale Jonica 106 che segue l'andamento
della costa e poi andare verso l'interno.Il collegamento anticamente non era
soltanto viario ma soprattutto visivo, i due castelli infatti potevano
comunicare rapidamente tramite fuochi per avvertire i presidi militari e le
popolazioni di un imminente pericolo.
Entrambi i castelli dominano l'abitato, quello di Amendolea
occupa una collinetta oblunga, quello di Bova sorge sulla sommità di una
collinetta circolare.
Ambedue
i castelli sono in stato di rudere.
Per
quanto riguarda il castello di Amendolea, nonostante l'avanzato degrado delle
strutture, è stato possibile alla Martorano individuare i diversi ambienti
della fortificazione e rintracciare le diverse fasi costruttive,mentre per
quello di Bova l'interpretazione dei ruderi è stata più difficile per
interventi moderni, quali sbancamenti, rampe di scale in cemento
armato,perforazioni nella roccia per creare piccoli belvedere.
Il castello di Amendolea è
costituito da un complesso di edifici abbastanza compatto, su cui emerge una
grande torre mastio, lesionata così gravemente da essere spaccata in due
parti,vicino ad essa una grande
aula finestrata è il secondo elemento dominante della fortificazione, a
quest'ultima sono addossati i ruderi di altri ambienti.
Il
castello non si ripresenta come un'architettura costruita unitariamente, bensì
come un aggregato di più parti.
L'edificio
più antico corrisponde all'ambiente quadrangolare presso la grande aula
finestrata .Si tratta di una torre quadrangolare a due o anche tre piani, con
accesso al primo piano e due grandi finestre arciere che permettevano la difesa
e l'illuminazione.Di essa restano due lati ancora intatti, mentre gli altri due
emergono per alcune decine di centimetri dal
terreno.
Ad una seconda fase di
intervento appartengono gli edifici del castello volumetricamente più
consistenti, e cioè la grande aula finestrata con la torre-mastio che era
costituita da tre piani, era dotata di una terrazza, di copertura protetta dalla
merlatura. In una fase successiva venne realizzato un tetto a doppio spiovente.
Il muro poligonale,
che conclude a nord il castello, appartiene ad una terza fase di intervento.
La torre più
antica può essere associata alle prime fortificazioni di età normanna.Tutti
gli edifici realizzati nella seconda fase di edificazione sono datati sempre
dalla Martorano alla seconda metà del XIII secolo o meglio al XIV secolo.
Infatti
l'espansione del secondo periodo non riguarda soltanto strutture per la
fortificazione vera e propria (torre-mastio) ma consiste in edifici più
propriamente residenziali in cui si ricerca un certo grado di benessere.
L'entità
e il tipo di questi interventi indica una certa floridezza economica e stabilità
dinastica che si identifica nella storia della famiglia "Dell’Amendolea"
a partire dal secolo XIII e nel corso del XIV.
La
fortificazione della terza fase, e cioè il muro poligonale e il muro esterno,
è legata alla visita che Alfonso duca di Calabria compì nel 1492 accompagnato
dall'architetto Antonio Marchesi da Settignano per verificare lo stato delle
fortezze della regione
Le
ultime modifiche apportate al castello furono realizzate sul lato ovest della
collina con muri di spessore esiguo dato il pendio ripido da non
richiedere eccessive opere di fortificazione e dovevano forse servire a
fronteggiare le incursioni dei Turchi.
Il
castello oggi è completamente in rovina.
Del castello di Bova restano poche
tracce.Il castello doveva svilupparsi su varie quote, ed era fondato
direttamente sulla roccia che in alcuni punti venne regolarizzata per costruire
il pavimento, in altri fu scavata in modo tale da essere sfruttata come parete
perimetrale dei diversi ambienti, quelli superstiti si presentano su tre piani:
in basso un salone cui si accedeva da un corridoio coperto da un solaio ligneo,
più in alto una o forse due stanze, più in alto ancora una piccola cappelletta
con la volta affrescata di cui rimane soltanto qualche lembo; i materiali usati
erano lastrelle in selce e rari mattoni. Le mura esterne sono più spesse e vi
sono anche caditoie per lanciare pietre e versare liquidi sulla strada
sottostante e il ripido pendio su cui si fondano le mura.
Al castello si addossava probabilmente la
cinta muraria urbica di cui rimane una torre circolare.
La fortificazione è
difficilmente databile, è probabile che le strutture rimaste siano di età
angioina metà o fine del XIII secolo
Il castello nel XV secolo
è in piena efficienza ed anche nel XVI e XVII secolo quando, a causa delle
incursioni turche, rappresenta il rifugio più sicuro.
Nel 1586 vi si
trasferisce l'Arcivescovo di Reggio con tutta la corte episcopale e nel 1612 è
la popolazione di Bova a rinchiudersi tra le sue mura. Nel 1638 Bova, S.Agata, e
Calanna impediscono alle truppe turche sbarcate a Brancaleone l'avanzata a
terra.
Castelli della Provincia di Reggio Calabria
Castelli in Calabria
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